Alta cucina: un viaggio, un’esperienza, una dedica

Non a caso, ma per scelta

Da sempre l’essere umano ha dovuto far fronte ai suoi bisogni vitali. A poco a poco i modi per soddisfarli sono evoluti, rendendo la sua vita molto più semplice e piacevole sotto differenti aspetti. È affascinante, però, come uno di questi bisogni non si sia limitato a essere “soddisfatto” e basta, ma abbia conquistato un posto speciale nella vita di ognuno di noi. Non il riposo, non il respiro, non la salute, ma il cibo. Siamo stati in grado di trasformare la fame in uno stimolo per creare qualcosa di nuovo e sensazionale.

Dalla comparsa del fuoco il nostro cervello ha compreso subito come modificare e migliore ciò che entrava nelle nostre pance, trasformando il semplice alimento nudo e crudo in qualcosa di più. Non ci siamo accontentati della semplicità: abbiamo pensato, sperimentato, unito e creato.

Con noi anche il cibo è evoluto, accompagnandoci in un viaggio all’insegna della scoperta e della novità. Man mano che la nostra consapevolezza cresceva siamo giunti a cerare non solo la Cucina, ma a trasformarla in qualcosa di personale e autobiografico, strettamente collegata a noi e alle nostre radici. Ogni popolo e ogni territorio ha creato la sua cucina, rendendola parte integrate della sua identità e della sua tradizione.

Ma questo non è stato abbastanza. Abbiamo voluto spingerci ancora più in là. Presto anche il cucinare si è trasformato in un bisogno. L’esigenza non era più quella di mangiare, ma di mangiare bene.

Un bisogno vitale che si è trasformato in arte

Il cibo si è guadagnato un ruolo fondamentale non solo nei bisogni vitali di ognuno di noi, ma anche nelle nostre anime. C’è chi ha fatto della cucina il suo lavoro, la sua passione, la sua dipendenza, ma c’è addirittura chi ne ha fatto la sua musa. Dal rapporto intimo e profondo di questi due amanti, la cucina si è elevata a un piano superiore, diventando così alta cucina. Quest’arte aulica si è trasformata in un rito che ha come fine ultimo quello di far nascere qualcosa di nuovo e unico, attraverso l’unione passionale degli ingredienti e della mente dello chef.

L’alta cucina trasforma il cibo in arte. Il cuoco diventa un creatore che non si limita ad assemblare la sua opera d’arte, ma ne gusta l’intera anima. Il risultato finale è un qualcosa che, a differenza delle altre arti, riesce a stimolare non uno, non due ma ogni singolo senso del corpo umano. La cucina gourmet accompagna chi l’assapora in un viaggio che si trasforma in un’esperienza sensoriale ed emozionale.

Il piatto non vuole saziare, vuole far sognare. La materia prima diventa uno strumento per raggiungere sapori onirici e chi cucina ne è l’artefice. L’ingrediente non è niente senza lo chef e lo chef non è niente senza l’ingrediente. Il loro rapporto è qualcosa di quasi segreto. L’alta cucina è intimità.

Solo noi e il piatto

L’alta cucina è stata capace di stregare e conquistare chi la crea e chi la gusta, guadagnandosi così nel corso della storia la fama di amante. Per secoli è stata uno status symbol, destinata a pochi fortunati. Non tutti avevano il privilegio di apprezzarne la magia. Oggi la cucina gourmet si mette a disposizione di chiunque sia in grado di gustarne la sinfonia, concedendosi così un’esperienza fuori dall’ordinario.

Chi sceglie l’alta cucina non lo fa per il proprio stomaco, ma per la propria mente. Ogni pietanza che si gusta diventa una coccola privata. Il piatto comunica direttamente con il nostro ego, inebriando il palato con sapori unici e irripetibili. L’alta cucina è diventata una dedica a chi sa amare il cibo e non solamente a chi se la può permettere.

Cosa vuol dire per noi alta cucina

L’alta cucina è una virtù destinata a pochi. È una qualcosa che ti appassiona e ti prende per mano, portandoti in un viaggio all’insegna della novità e della scoperta. Chi cucina ad alti livelli non è solo uno cuoco, ma molto altro.

Lo chef è un sarto. Prima di creare la sua opera pensa, ragiona e studia. Quando l’idea è nitida nella sua mente, lo chef va alla ricerca delle materie prime, esigendo sempre la migliore qualità possibile. Una volta in possesso del materiale, crea. Proprio come un abito, il piatto ha dietro di sé ore e ore di pensiero, sperimentazione e preparazione. La differenza tra i due è che uno è destinato a durare nel tempo e la sua bellezza la si può gustare sempre, l’altro, invece, è un breve momento intenso e travolgente che avrà vita lunga solo e soltanto nei nostri ricordi.

Lo chef è un matematico. L’alta cucina esattamente come la matematica è fatta di regole precise e tecniche da seguire. Non basta avere un talento innato, chi cucina deve conoscere molto bene i suoi strumenti e deve sapere usarli al momento giusto e nel modo giusto.

Lo chef è un creatore. L’alta cucina ha una costante unica: è destinata a cambiare e migliorarsi. Chi cucina continuerà a portare novità e innovazione in ciò che fa. L’unico limite della cucina gourmet è la fantasia dello chef.

Lo chef è un amante. Chi cucina ad alti livelli è profondamente innamorato di ciò che fa e dei suoi piatti. Il suo rapporto col cibo è al pari di quello di due amanti che non si staccheranno mai e non potranno mai fare a meno l’uno dell’altro.

Per noi alta cucina vuol dire questo.

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